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È Sufficiente Disumanizzare

È Sufficiente Disumanizzare

Che tu sia cattolico, o mussulmano, buddhista o geovista, mormone o cristiano, induista o iskcon crederai a qualcosa che non si vede, un elemento di fede, non del tutto spiegabile con la ragione.

Per questo motivo e con questo motivo è stato dato il via a battaglie, tragedie, guerre, sempre molto pretestuose, poiché nei testi sacri vi sono più inni all’amore che alla guerra, eppure: strumentalizzando le parole di qualcuno, che qualcun altro avrebbe sentito (e secondo lui, lui solo ne avrebbe compreso il significato corretto) si è deciso di cominciare ad uccidere qualcuno.

Anche nelle guerre, nei tempi antichi e moderni ci sono delle regole di ingaggio e quasi mai l’obiettivo riguarderebbe civili. “I soldati”, qualcuno direbbe: “lo hanno scelto”, ma un civile? Un anziano, una donna, o un bambino, che si sono trovati nel posto sbagliato del mondo?

Cominciamo col dire che una vita è una vita! Si tratti di una pianta, o di un animale, o di una persona umana, non importa quale ruolo sceglie: non mi pare che esistano mestieri con l’obiettivo professionale di morire.

Ma per fare tutto ciò e riuscire a mantenere un certo atteggiamento “politicamente corretto”, sia pubblico, sia privato, bisogna che prima si trovi un sistema per “disumanizzare” l’umano.

L’orsa è una mamma, strappa a tutti una lacrima sui social quando si vede nel video che educa il suo cucciolo, ma per poterle sparare bisogna inventarsi una certa pericolosità. Bisogna smettere di renderla un essere con un cuore, con un’anima. Bisogna “disumanizzarla”.

Il paradigma funziona anche meglio quando si tratta di “futuri” terroristi, oppure futuri delinquenti: assassini. Che siano bambini, donne e anziani, poco importa, l’importante è trovare la combinazione esatta per disumanizzarli!

La storia dei conflitti ci aveva già mostrato un altro lato oscuro, per ammazzare più persone possibili, una volta si diceva sono stati “effetti collaterali”. Un sempreverde, mai passato veramente di moda.

Ma la disumanizzazione è qualcosa che permette anche all’essere vivente, più sentimentale, di arrivare ad accettare la visione di una bambina che muore mentre è in una ambulanza, bombardata da un missile.

Occupandomi di relazione di aiuto mi sono chiesto molte volte: come possono convivere nella stessa società le accortezze imparate, con anni di formazione ed esperienza, ed impiegate nell’ascolto attivo, che si rivolgono all’altro come un delicato regalo, mentre assistiamo ad un massacro quotidiano? Quale accortezza si può usare, e quale regalo fare, ad una bambina a cui è stata tolta la vita in ambulanza? Oppure al bimbo assassinato mentre cercava di recuperare il suo orsacchiotto? Per quanto tempo ancora si dovrà stare in silenzio?